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Cosa è la PKU, quale dieta seguire e come trovare ristoranti adatti

Scopriamo di più su questa malattia, capiamo che tipo di dieta devono seguire e come trovare ristoranti che servono piatti adatti.

CHE COSA È LA PKU

La fenilchetonuria (PKU) è una rara malattia ereditaria caratterizzata da un deficit della fenilalanina idrossilasi, l’enzima che nel fegato ha il compito di trasformare la fenilalanina, un amminoacido essenziale presente nelle proteine, in tirosina. La sua mancata trasformazione in tirosina, amminoacido a sua volta importante per la produzione di alcuni neurotrasmettitori, degli ormoni toiroidei e della melatonina, determina un aumento dei livelli di fenilalanina nel sangue e nel liquido cefalorachidiano, con conseguenti effetti tossici. Se non viene trattato il paziente sviluppa severi danni neurologici e compromissione intellettiva.

Cause, severità e frequenza

Responsabile della fenilchetonuria è un errore nel gene della fenilalanina idrossilasi, localizzato sul cromosoma 12. La malattia viene trasmessa come carattere autosomico recessivo, ciò significa che si manifesta se il paziente ha entrambi i geni alterati e che due genitori portatori del gene hanno il 25% di probabilità di avere un figlio malato. Da un punto di vista genetico la fenilchetonuria è molto eterogenea esistendo oltre 1000 varianti catalogate dell’enzima.

L’entità del difetto enzimatico non è uguale in tutti i pazienti per cui la malattia può presentarsi in forma più o meno severa. In base alla diversa compromissione della funzionalità dell’enzima e al conseguente livello di fenilanina nel sangue, la malattia viene distinta in:

• Fenilchetonuria classica (valori superiori a 1200 µmol/l);
• Fenilchetonuria moderata (valori compresi tra 600 e 1200 µmol/l);
• Fenilchetonuria mild (valori compresi tra 360 e 600 µmol/l);
• Iperfenilalaninemia lieve (non PKU) (valori compresi tra 120 e 360 µmol/l).

Ovviamente la tolleranza alla fenilalanina, vale a dire la quantità di fenilalanina che il paziente può assumere senza conseguenze, varierà da caso a caso. Per quanto riguarda l’altro amminoacido coinvolto, la tirosina, nei pazienti non trattati i suoi livelli nel sangue sono bassi, anche se spesso rientrano nei limiti della normalità dato che una certa quantità di tirosina viene assunta con le proteine presenti nella .

La PKU viene considerata una malattia rara in quanto colpisce in media 1 bambino ogni 10000 nati. In realtà la sua prevalenza varia in maniera sostanziale fra i diversi gruppi etnici e le diverse regioni geografiche: in Europa per esempio la prevalenza varia da valori intorno a 1 su 2700 nati vivi in Italia e 1 su 4500 nati vivi in Irlanda a uno su centomila nati vivi Finlandia.

I sintomi

Se non vengono trattati, i pazienti con fenilchetonuria sviluppano una severa disabilità intellettuale, epilessia, problemi comportamentali, psichiatrici e motori; alcuni pazienti presentano una pigmentazione più chiara della pelle, degli occhi e dei capelli (dovuta alla carenza di tirosina disponibile per la produzione della melatonina) e talvolta anche eczema e cecità corticale.

L’inizio del trattamento dietetico immediatamente dopo la nascita consente di prevenire la sviluppo di questi danni; nel caso in cui la dieta venga interrotta per un lungo periodo di tempo anche gli adulti affetti da fenilchetonuria possono sviluppare delle manifestazioni cliniche quali spasticità agli arti inferiori, atassia cerebellare, tremori, encefalopatia e anomalie visive.

Diagnosi

La malattia viene individuata alla nascita grazie a un test di screening che consiste nell’analisi dei livelli di fenilalanina che viene effettuata su una goccia di sangue del neonato raccolta fra le 24 e le 72 ore dopo la nascita. Nel caso in cui i valori di fenilalanina risultino oltre i limiti di riferimento il neonato viene sottoposto a un inquadramento diagnostico presso un centro regionale di riferimento.

La dieta

La dieta rappresenta il trattamento fondamentale della fenilchetonuria. La sua elevata efficacia si spiega soprattutto con il fatto che la fenilalanina non può essere sintetizzata dall’organismo e di conseguenza le sue concentrazioni nel sangue dipendono esclusivamente dalla quantità assunta con la dieta. Grazie allo screening neonatale è oggi possibile garantirne l’inizio tempestivo, fattore fondamentale in quanto la severità dei sintomi è correlata al momento in cui la dieta viene iniziata. Se ciò avviene precocemente e la dieta viene seguita in modo corretto i pazienti con fenilchetonuria presentano uno sviluppo cognitivo, neurologico e psicologico assolutamente normale.

Il trattamento si basa su tre principi fondamentali:

la restrizione dell’assunzione delle proteine naturali, la supplementazione con una miscela di amminoacidi privi di fenilalanina e il consumo di alimenti aproteici a fini medici speciali. L’entità della restrizione proteica deve tenere conto della quantità di fenilalanina indispensabile per la sintesi delle proteine necessarie all’organismo e dipende, oltre che dalla severità del deficit enzimatico, da altri fattori, quali per esempio il bilancio fra anabolismo e catabolismo ed eventuali periodi malattia. La restrizione delle proteine naturali è ottenuta grazie al consumo di alimenti naturali a bassissimo contenuto proteico, coma frutta e verdura, e al consumo “calcolato” di alimenti a contenuto proteico moderato, come latte e latticini, tenendo conto del livello individuale di tolleranza alla fenilalanina.

Il drastico taglio delle proteine dalla dieta determina però anche una riduzione dell’assunzione di altri amminoacidi essenziali e di altri nutrienti, quali vitamine, sali minerali e carnitina, il cui apporto viene garantito grazie alla somministrazione di sostituti proteici contenenti una miscela di amminoacidi priva di fenilalanina e arricchita di tirosina (per rimpiazzare la tirosina che negli individui sani è prodotta a partire dalla fenilalanina) e di altri micronutrienti normalmente presenti nelle nella dieta proteica.

Il terzo pilastro della dieta è rappresentato dall’assunzione di cibi a basso contenuto proteico che rimpiazzano alimenti quali pane e pasta. Questi sono importanti, oltre che per garantire una fonte di energia, per consentire al paziente un profilo alimentare in qualche modo simile a quello della popolazione sana.

Come trovare ristoranti PKU friendly

Esiste un progetto, al momento unico nel suo genere, che si è proposta di creare una rete di ristoranti PKU friendly in grado di offrire la possibilità di consumare un pasto in tutta tranquillità e sicurezza alle persone con PKU, una rara malattia genetica che comunque nel nostro Paese colpisce all’incirca un bambino ogni 3000 nati vivi. Questo progetto si chiama PKUISINE® ed a potrai trovare informazioni dettagliate in questo articolo.

• Per localizzare un ristorante nel territorio puoi fare riferimento a questa pagina:
https://www.pkuisine.it/cerca-ristoranti-pkuisine/

• Se conosci un ristorante PKU friendly puoi segnalarlo da questo link:
https://www.pkuisine.it/segnala-un-ristorante/

• Se invece sei un ristoratore potrai aderire al progetto con la tua struttura da qui:
https://www.pkuisine.it/diventa-pkuisine/

Bibliografia: van Spronsen FJ, Blau N, Harding C, Burlina A, Longo N, Bosch AM. Phenylketonuria. Nat Rev Dis Primers. 2021 May 20;7(1):36. doi: 10.1038/s41572-021-00267-0. PMID: 34017006; PMCID: PMC8591558.

 

 

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Redazione

Co-founder Fooday.it, dal 1996 creo e gestisco progetti editoriali online.
cecchi@puntoweb.net

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