Per preparare un buon piatto di pasta non è indispensabile tenere acceso il gas fino al momento di scolarla. La cottura passiva sfrutta il calore che l’acqua ha già accumulato: un gesto semplice da provare nella cucina di tutti i giorni.
Come cuocere la pasta a fuoco spento
Portate l’acqua a ebollizione, salatela e versate la pasta. Mescolate subito, soprattutto se cucinate spaghetti o altri formati lunghi. Quando l’acqua torna a bollire, lasciate il fornello acceso ancora un paio di minuti. Poi spegnete il gas, mettete il coperchio e lasciate la pentola chiusa.
Come riferimento, partite dal tempo di cottura indicato sulla confezione, contando da quando avete immerso la pasta. Verso la fine assaggiate: se è ancora troppo tenace, lasciatela qualche minuto in più nell’acqua calda. Scolatela appena raggiunge la consistenza che preferite.
Anche Barilla descrive la cottura passiva come un metodo in cui si spegne il fornello dopo due minuti di cottura attiva e si copre la pentola fino al termine della cottura.
Il coperchio fa la differenza
Una volta spento il fuoco, il coperchio aiuta a trattenere il calore. Conviene quindi scegliere una pentola abbastanza capiente da contenere la pasta e limitare le aperture: potete dare una mescolata prima di coprirla e riaprire verso la fine per l’assaggio.
Il risultato può variare in base al formato, alla quantità d’acqua e alla pentola. La prima volta è utile fare una prova con una pasta che conoscete bene e regolare il tempo secondo il vostro gusto.
Quanto gas si risparmia?
Con questo metodo il fornello resta spento per buona parte del tempo di cottura: si riduce quindi il gas usato per quella fase. Il risparmio complessivo dipende però anche da quanta acqua si scalda e da quanto tempo serve per portarla a bollore; non c’è una cifra valida per ogni cucina.
Per chi vuole cominciare da un’abitudine facile, il procedimento è tutto qui: bollore, pasta, un paio di minuti di fuoco, poi coperchio e fornello spento. Allo scadere del tempo, decide l’assaggio.


