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Dall’Ava invita all’esperienza del prosciutto d’estate e interviene su umanesimo industriale

Il noto produttore di prosciutti friulano pone una riflessione

Carlo Dall’Ava, legato al marchio del prosciutto Dok Dall’Ava che ha fondato, da esperto produttore e raffinato cultore della tavola, racconta l’esperienza di una fetta gustata nei mesi estivi. E sull’umanesimo industriale aggiunge: “Garantire lavoro a 80 famiglie è, oggi, un’azione d’umanesimo”.

«Il venticello ristoratore che spira a San Daniele del Friuli in questi giorni di un’estate si preannuncia calda conferma uno dei segreti all’origine del prosciutto crudo che si scioglie in bocca: il microclima che in ogni stagione rende ristoratrice questa ottima fettina». Carlo Dall’Ava, legato al marchio Dok Dall’Ava che ha fondato, introduce così al piacere di scegliere “il San Daniele” in ogni stagione, estiva compresa.

«Gustare questa fettina rosa raffinato è un piacere per gli occhi, quand’è tagliata con il garbo e la maestria di chi sa racchiude nel gesto decenni e decenni di storia, e un’esperienza unica per il palato, tant’è la sua delicatezza saporita», racconta, coniugando saperi non comuni in materia: quello di chi il prosciutto lo sa fare e quello di chi ha scelto di studiare il prodotto nel modo più efficace possibile: assaporandolo, da solo o in una molteplicità di combinate, alcune “fresche” per antonomasia: con il melone, con le ostriche, con vini superlativi.

Sa esattamente ciò che dice e consiglia Dall’Ava, dunque, quando asserisce che «i mesi estivi regalano momenti straordinari da suggellare con una fetta di questo straordinario prosciutto». Una piacevole esperienza culinaria, infatti, non si limita alla sua fisicità. La supera, contribuendo a creare uno stato generale di benessere, di ottimismo, di serena tranquillità, persino di spensieratezza. «È il valore aggiunto che trasmettono materie prime di pregio, lavorazioni di qualità e la cura di un’adeguata presentazione in tavola», aggiunge Dall’Ava, che racconta ciò che sperimenta ancor oggi, nonostante la lunga frequentazione con il suo Dok.

Anzi, proprio questo lavoro così sapiente, preciso, lento per i tempi imposti dalla stagionatura, rende il mondo del prosciutto radicalmente ancorato alla dimensione umana dell’economia, nonostante anche questa produzione debba fare i conti con competitività, internazionalizzazione, digitalizzazione, umori e cambiamenti dei mercati. Perciò, afferma Dall’Ava richiamando uno dei temi più sentiti in ambito economico-produttivo, «l’umanesimo industriale è una dimensione che si respira ogni giorno nella nostra azienda, dove il sapere e l’agire degli uomini e delle donne fanno la differenza». Del resto, conclude, «un’azienda che dà lavoro a 80 famiglie, impegnandosi quotidianamente, perché anch’esse possano avere le risorse per progettare il loro futuro, esprime chiaramente ciò che si possa intendere oggi per umanesimo industriale: assicurare lavoro è un’azione di umanesimo».

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Francesca Schenetti

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