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Gavi Fornaci 2019 di Michele Chiarlo

Il Gavi longevo, il vino che viene dal passato per parlare al futuro
Photo credits: fonte WELL COM srl

Alcuni vini sono capaci di parlare di sé anche quando non sono prodotti, questo è il caso del Gavi Fornaci di Michele Chiarlo. La prima annata risale al 1988, ma è dieci anni dopo, nel 1998, che il Gavi Fornaci entra ufficialmente nella storia enologica quando il Gambero Rosso decide di assegnargli i Tre Bicchieri, il primo Gavi ad ottenere il riconoscimento. Questo premio non venne però attribuito all’ultima annata, bensì a quella del 1988, creando un’apposita rubrica “I Tre Bicchieri mai dati”. Il Gavi Fornaci nasce quindi sotto il segno di una marcata unicità, che oggi Michele Chiarlo riporta agli antichi splendori con l’annata 2019.

Fornaci è un single vineyard da uve cortese in purezza, coltivate su una delle più storiche zone della denominazione Gavi, il crinale che dalla frazione Rovereto, sotto il comune di Gavi, prosegue verso Tassarolo. I filari poggiano su terreni caratterizzati da marna scura, con presenza di ferro e ciottoli, con ottimale esposizione a sud-est. Anche il clone utilizzato è permeato di storia, un piede franco pre-fillossera che Chiarlo ha riprodotto da selezioni massali risalenti agli anni ’10 del Novecento.

Le operazioni in vigna sono eseguite in maniera selettiva, con diradamenti estivi che lasciano 5/6 grappoli per vite per mantenere solo i frutti migliori. La vendemmia è effettuata manualmente, solitamente tra le ultime due settimane di settembre.

Un processo qualitativo che procede poi in cantina, con un affinamento di tre anni, parte in acciaio e parte in legno di rovere francese, elemento davvero inusuale per un bianco piemontese, che nella sua atipicità preannuncia un Gavi pronto alla longevità.

In bocca sprigiona sentori che spaziano dal miele d’acacia agli agrumi, con sfumature di frutta candita e fiori bianchi. Un’elegante mineralità accompagna queste note, terminando con una sorprendente ma sempre equilibrata sapidità.

Un Gavi raro, unico, impareggiabile, capace di resistere al tempo e, proprio nel tempo, trovare la sua evoluzione perfetta.

Gavi Fornaci 2019

Annata 2019

La stagione autunno-invernale è iniziata con abbondanti piogge a novembre e moderate nevicate a dicembre seguite da un gennaio asciutto fino ai primi di febbraio, quando sono cadute un paio di nevicate. Il tutto ha permesso la formazione di un’ottima riserva idrica che si è rivelata preziosa nell’estate. Il seguito di febbraio e marzo è stato contraddistinto da un tempo mite e asciutto, situazione mutata ad aprile e maggio con piogge abbondanti, che hanno riequilibrato la vegetazione delle viti che denotava difformi germogliamenti tra le parti alte e basse delle colline. Maggio e giugno sono stati caratterizzati da un clima caldo e asciutto con temperature al di sopra della media, solo per un breve periodo. Le piogge insolite e abbondanti di inizio luglio hanno consentito una maturazione graduale, in linea con un’annata molto classica, producendo uve minori caratterizzate da un’ottima qualità, che sono state raccolte il 22 settembre.

Note di vinificazione e degustazione

Il Gavi Fornaci viene prodotto solo nelle grandi annate, caratterizzate da condizioni climatiche ottimali. Viene effettuato un diradamento estivo dei grappoli in eccesso, lasciando 5/6 grappoli per vite. La vendemmia è effettuata a mano, nelle ultime due settimane di settembre. La vinificazione viene effettuata in parte in vasche d’acciaio e in parte in botte piccola di rovere francese. L’affinamento dura 12 mesi, sui lieviti, in acciaio e rovere. Ha un potenziale di longevità di almeno 7/8 anni.

Il colore è giallo paglierino brillante, con riflessi dorati. Al naso esprime intensità e complessità, con pronunciate note floreali e profumi agrumati di pompelmo, anice, miele di acacia ed eleganti sentori minerali. Il gusto è ampio, avvolgente, di grande equilibrio, lunghezza ed eleganza, con un finale di bocca che risulta molto attrattivo grazie alla sua spiccata freschezza e sapidità.

Il Gavi Fornaci è consigliato in abbinamento a portate quali branzino al sale, trofie al pesto, coniglio in umido e roast beef.

 

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Mariella Belloni

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Redazione

Co-founder Fooday.it, dal 1996 creo e gestisco progetti editoriali online.
cecchi@puntoweb.net

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