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Piante tossiche per cavalli: 9 erbe comuni nocive per loro

Ci sono buone probabilità che almeno alcune delle piante che vedete nei pascoli siano nocive per i cavalli e che non vi creeranno mai problemi. Ma per sicurezza andiamo a conoscere meglio le erbe tossiche più comuni.

Fate una passeggiata in un qualsiasi pascolo e tra le erbe troverete un gran numero di piante diverse. Piccole liane, erbacce a foglia larga, alcuni fiori selvatici che si riconoscono e altri no. E, per quanto possa essere inquietante pensarlo, ci sono buone probabilità che almeno alcune siano tossiche per i cavalli. Infatti, le piante tossiche per cavalli non sono particolarmente rare!

La buona notizia, naturalmente, è che la stragrande maggioranza di queste erbe tossiche per cavalli rappresenta una minaccia minima. Innanzitutto, la maggior parte di esse è poco appetibile e i cavalli che mangiano foraggio di qualità non passano molto tempo a brucare le poche foglie amare che popolano il loro pascolo. Un altro fattore che protegge i cavalli è la loro taglia: un animale di 500 kg deve ingerire quantità significativamente più elevate della maggior parte delle tossine rispetto a un animale più piccolo per avvertirne gli effetti. Quindi, nella maggior parte dei casi, se i vostri cavalli sono sani e il vostro pascolo è in buone condizioni, avete poco da preoccuparvi. Per quanto possa essere inquietante pensarlo, ci sono buone probabilità che almeno alcune delle piante che vedete nei pascoli siano erbe tossiche per i cavalli e che non vi creeranno mai problemi.

Tuttavia, alcune piante sono peggio di altre, sia perché anche un “assaggio” per curiosità può avere conseguenze gravi, sia perché il loro utilizzo ripetuto per settimane o mesi può portare a gravi malattie e alla morte. Vale la pena di conoscerle, non solo per poterle eliminare dalle aree in cui si tiene il cavallo, ma anche per evitare di incontrarle nei boschi, ai bordi delle strade e lungo i corsi d’acqua in cui si va a cavallo.

Ranuncolo (Ranunculus bulbosus)

Pianta erbacea perenne, alta fino a 60-70 cm, con rizoma bulboso, diffusa soprattutto nelle zone umide. Si distingue per i fiori gialli. È una delle erbe tossiche per cavalli più diffuse, anche se una delle meno pericolose. È molto amara quando è fresca, quindi l’ingestione da parte del cavallo è principalmente accidentale.

Pericolosità: tutte la pianta è velenosa, e contiene soprattutto protoanemonina, una sostanza fortemente irritante sia per contatto che per ingestione. I segni di intossicazione sono: per contatto, irritazione e vesciche cutanee. In caso di ingestione infiammazione della mucosa della cavità boccale, vomito, coliche, infiammazione ai reni, vertigini, crampi e insufficienza respiratoria che può essere fatale se l’ingestione è stata troppo abbondante. Perde le sua tossicità quando essiccata, quindi non ci sono pericoli nel caso fosse presente nel fieno.

Cosa fare: si tratta più che altro di intervenire con antibiotici per evitare che le vesciche in bocca si infettino, normalmente i sintomi da ingestione si risolvono da soli.

Felce aquilina (Pteridium aquilinum)

Felce perenne con foglie triangolari che può raggiungere i due o tre metri di altezza. Cresce in ciuffi nei boschi e nelle aree aperte e umide.

Pericolosità: la felce aquilina contiene tiaminasi, che inibisce l’assorbimento della tiamina, che è la vitamina B1. La tiamina è necessaria per il funzionamento dei nervi e una sua carenza può portare a danni neurologici.

La tossicità relativa delle singole foglie è bassa: i cavalli devono consumarne centinaia di chili per subire effetti negativi. Tuttavia, la felce aquilina è unica tra le piante tossiche per cavalli in quanto alcuni cavalli sembrano sviluppare un gusto per essa e la cercano anche quando sono disponibili altri foraggi. I segni dell’intossicazione sono legati alle disfunzioni neurali derivanti dalla carenza di vitamina B1 e possono includere depressione, mancanza di coordinazione e cecità.

Cosa fare: dosi massicce di tiamina nel corso di una o due settimane possono favorire il recupero dei cavalli il cui consumo di felce aquilina viene scoperto prima che i segni neurologici siano gravi.

Cicuta maggiore (Conium maculatum)

Erba perenne a più fusti con foglie dentate simili a felci e grappoli di piccoli fiori bianchi. Gli steli presentano macchie viola, più evidenti alla base della pianta. Cresce spontaneamente lungo i bordi delle strade e in altre aree aperte e incolte in tutto il paese.

Pericolosità: le foglie, gli steli e i semi della cicuta contengono diverse (cinque) potenti neurotossine che colpiscono sia il sistema nervoso centrale che quello periferico. Una dose di 2 kg é pericolosissima per un cavallo, dosi maggiori sono certamente letali. La buona notizia è che la maggior parte degli animali evita la pianta (che emana un odore simile all’urina di gatto). I segni dell’intossicazione compaiono entro un’ora o due dal consumo, iniziando con nervosismo, tremori e mancanza di coordinazione, fino alla depressione e alla diminuzione della frequenza cardiaca e respiratoria e, eventualmente, alle coliche. La morte sopraggiunge per insufficienza respiratoria.

Cosa fare: non esiste un trattamento, ma se sono state consumate dosi minori, gli animali possono riprendersi con cure di supporto.

Senecio (tutte le varietà)

Erba a più fusti con foglie alterne che produce grappoli di piccoli fiori gialli simili a margherite, molto usato come pianta ornamentale. Molte varietà sono comuni nei pascoli e lungo i bordi delle strade.

Pericolosità: i livelli di tossicità variano tra i diversi membri della specie, ma si ritiene che tutti contengano almeno una certa concentrazione di alcaloidi pirrolizidinici, che inibiscono la divisione cellulare, soprattutto nel fegato. I danni al fegato sono cumulativi e irreversibili e la maggior parte dei cavalli soccombe all’esposizione cronica nel corso del tempo, dopo averne consumato da 20 a 70kg in totale. Spesso non c’è alcuna prova del consumo fino a quando non iniziano a comparire i segni dell’insufficienza epatica: fotosensibilizzazione, diminuzione dell’appetito e perdita di peso, che progrediscono fino a depressione, mancanza di coordinazione e ittero.

Cosa fare: non esiste un trattamento per gli stadi avanzati della malattia epatica dovuta a questa tossina.

Sorgo (tutte le varietà)

Si tratta di un cereale molto antico, una graminacea dal fusto alto diffusa in tutto il mondo.

Le piante giovani contengono una sostanza cianogenetica, che in pratica libera acido cianidrico una volta metabolizzata. Questo composto del cianuro è un potente veleno che ad alto dosaggio può provocare la morte. Poiché i cavalli non metabolizzano i composti del cianuro con la stessa efficienza dei ruminanti, è improbabile che un pascolo di piante adulte sane possa danneggiarli, ma gli eventi che danneggiano la pianta, cioè appassimento, calpestio e gelate, possono liberare chimicamente il cianuro all’interno delle foglie, rendendole pericolose per tutte le specie. Gli ibridi coltivati di sorgo contengono in genere una quantità minore di cianuro, se non addirittura nulla. La concentrazione di cianuro scende a livelli sicuri quando le erbe vengono curate per il fieno. I segni dell’intossicazione sono coerenti con l’avvelenamento da cianuro. La prima indicazione è la respirazione rapida, che progredisce in tremori, minzione e defecazione frequenti, rantoli e convulsioni.

Cosa fare: una terapia farmacologica di supporto può compensare gli effetti di un avvelenamento da cianuro meno grave.

Oleandro (Nerium oleander)

Arbusto sempreverde che può raggiungere le dimensioni di un piccolo albero, l’oleandro ha foglie allungate e spesse, coriacee, che possono raggiungere una lunghezza di 3-10 cm. I fiori, che crescono in grandi grappoli all’estremità dei rami, hanno un diametro che varia da uno a tre centimetri e possono essere bianchi, rosa o rossi.

Resistente solo nei climi caldi, l’oleandro è ampiamente utilizzato nella paesaggistica in Italia e nel mondo.

Pericolosità: tutte le parti della pianta contengono le tossine oleandrina e neriina, che disturbano il battito cardiaco. Le foglie rimangono tossiche quando vengono essiccate. Circa 30-40 foglie possono essere letali per un cavallo.

Segni di intossicazione: si manifestano solitamente alcune ore dopo l’ingestione e durano oltre 24 ore. I segni includono coliche, difficoltà respiratorie, tremori, reclinazione e frequenza cardiaca irregolare. Il polso può essere rallentato o accelerato.

Cosa fare: i cavalli possono sopravvivere se trattati precocemente con cure di supporto, come la somministrazione di carbone attivo per inibire l’ulteriore assorbimento della tossina e l’uso di farmaci antiaritmici per stabilizzare il cuore.

Fiordaliso giallo (Centauria spp.)

Il fiordaliso giallo è un’erba annuale che si ramifica da un singolo stelo di base per formare una pianta sferica alta fino a un metro; i suoi fiori gialli rotondi sono circondati da aculei rigidi lunghi 1-2cm. È diffuso in tutto il territorio . Si possono vedere lungo i bordi delle strade, nei campi coltivati e nei pascoli.

Pericolosità: contiene un agente tossico che ha un effetto neurologico sul cervello e inibisce i nervi che controllano la masticazione. L’avvelenamento è di natura cronica; per ricevere una dose tossica, i cavalli devono consumare dal 50 al 200% del loro peso corporeo nell’arco di 30-90 giorni. I cavalli colpiti possono apparire con i muscoli facciali tesi o contratti e non sono in grado di mordere o masticare efficacemente il cibo. Anche la perdita di peso è comune.

Cosa fare: Non esiste un trattamento e qualsiasi danno neurale è permanente. L’eutanasia è consigliata se il cavallo è troppo debilitato per mangiare.

Tasso (Taxus spp.)

Arbusto legnoso sempreverde con foglie piatte e aghiformi, strettamente distanziate, lunghe da mezzo centimetro a un centimetro. Le bacche sono di colore rosso o giallo brillante, morbide e succose, con un foro all’estremità, dove è visibile il seme scuro.

Pericolosità: tutte le parti della pianta di tasso, tranne la parte carnosa delle bacche, contengono taxina, un alcaloide che provoca collasso respiratorio e cardiaco. Le foglie rimangono tossiche anche una volta essiccate. Un solo assaggio può essere letale per un cavallo nel giro di pochi minuti.

Segni dell’intossicazione: purtroppo la morte improvvisa è il segno più tipico dell’ingestione di tasso. Gli animali trovati vivi possono essere tremanti e colici, con difficoltà respiratorie e frequenza cardiaca rallentata.

Cosa fare: non esiste un trattamento per l’avvelenamento da tasso. Prevenire è fondamentale: la maggior parte degli avvelenamenti da tasso si verifica quando gli scarti vengono gettati nel pascolo dopo una potatura.

Maggiociondolo (Laburnum anagyroides)

Diffuso nei querceti e nei boschi dalla pianura fino a circa 800-900 metri di altitudine, è un piccolo albero dalla corteccia liscia e dai rami pendenti (tipo salice) che produce dei fiori gialli a grappoli.

Pericolosità: tutte le parti della pianta sono tossiche, ma i semi sono la parte con la concentrazione maggiore di tossine. La tossina principale è la citisina, un alcaloide simile alla nicotina che si trova prevalentemente nei fiori, nei semi e nelle radici. L’ingestione di semi in quantità pari allo 0,05% del peso corporeo del cavallo può essere fatale. I segni dell’intossicazione sono: diarrea, pupille dilatate, coliche, schiuma della bocca, convulsioni, coma.

Cosa fare: se l’ingestione non è stata massiccia, una terapia di sostegno sarà sufficiente a far superare la crisi al cavallo.

Questa è solo una breve panoramiche delle piante tossiche per cavalli diffuse sul nostro territorio. Come sempre molto dipende dal proprietario del cavallo. La prevenzione è infatti l’unica via per impedire l’avvelenamento del nostro cavallo. Quindi occhio a dove pascola, e a cosa mangia durante le nostre escursioni. Nessuna delle piante nell’articolo è particolarmente prelibata per i cavalli (fortunatamente) ma tutte possono essere ingerite “se non c’é di meglio”. Alcune erbe tossiche per cavalli crescono anche nei paddock (soprattutto il ranuncolo) quindi occorre essere vigili anche rispetto all’ambiente in cui vive il cavallo.

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Testo inviato da: Max

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Redazione

Grafico pubblicitario dal 1991, cuoco per passione, innamorato del mangiare e del bere bene da sempre.
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