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Whisky and shout: viaggio nel mondo dei distillati

Il bar del Turin Palace Hotel propone un’articolata Carta dei Whisky, interprete di un itinerario di degustazione che alterna Whisky irlandese, Scotch e Bourbon (con qualche sorpresa inattesa)

Un itinerario con pochi confini

Il percorso di degustazione proposto dal Turin Palace è un vero viaggio nel gusto, che racconta la storia di un distillato che vuole distinguersi già dal nome. Che lo chiamiate Whiskey, all'irlandese o all'americana, oppure Whisky, come è conosciuto in tutti gli altri Paesi, poco però incide, perché i suoi ingredienti – acqua, cereali (segale, grano, mais ed orzo), malto e lievito – non cambiano, ma la lavorazione invece sì.

Un gap, quello geografico, che riguarda anche la sua nascita, non essendo ancora chiaro se il primo Whiskey venne prodotto in Scozia o in Irlanda, per poi prendere le vie del mondo. A convertirsi al distillato dall'aspetto trasparente fu rapidamente l'America dove, alla fine del XVIII secolo, per una tassa capestro che causò forti sommosse, le distillerie vennero trasferite unicamente in Kentucky e Tennessee. Dali USA all' India al Giappone, complice quel colonialismo che seppe azzerare le distanze, il passo fu breve, così come quello che lo condusse in Italia, Germania, Austria e Svizzera.

Dall'aperitivo all'after dinner

Si fa presto dunque a dire Whisky, ma se un bourbon americano ha delle caratteristiche specifiche, un rye canadese, uno scotch scozzese o irlandese ne hanno ben altre. Tutti hanno però in comune l'essere ingredienti di alcuni dei tra i più iconici in circolazione. Ne è un esempio l'Old Fashioned che, frutto della creatività alcolica del bartender del Pendennis Club di Louisville (Kentucky), è un felice mix di bourbon o rye whiskey, gocce di angostura bitter, una zolletta di zucchero, una spruzzata di soda, una fetta d'arancia e una ciliegina. E che dire, poi, dell'Irish Coffee? La miscela nacque dall'estro del barman Joe Sheridan che, nel 1942, per ritemprare i passeggeri americani atterrati in Irlanda dopo una interminabile trasvolata atlantica, servì loro un mix di irish whiskey, bollente caffè lungo americano, zucchero di canna e panna fresca leggermente montata.

La top whisky list non può non annoverare inoltre il Whiskey Sour, ribattezzato “cocktail dei due mondi” perché abbina un distillato statunitense ad un ingrediente sudamericano (bourbon e limon de pica), il GodFather, short drink a base di scotch e Amaretto creato negli anni Trenta in onore dei “padrini” della mafia italo-americana, ed il Manhattan. Il mito vuole che la miscela di rye whiskey, vermouth rosso, una goccia di angostura e una ciliegina al maraschino a corollario, sia merito di Lady Randolph Churchill che, nel 1874, la servì per una festa al Manhattan Club di New York in onore del neogovernatore Samuel J. Tilden. Storia affascinante, ma altamente improbabile, dato che la donna, pur essendo di origini americane (era figlia del proprietario del New York Times), proprio quell'anno avrebbe dato alla luce Winston Churchill in Inghilterra.

Uno, dieci, cento whisky

La qualità dell'acqua e i tipi di cereali utilizzati influenzano il carattere del whisky, così come la provenienza e la lavorazione. Sulla base di questi parametri è dunque possibile distinguere tra:

Scotch Whisky: versione scozzese del distillato che fa dell'orzo il suo principale ingrediente.

Malt Whisky: tra i migliori whisky al mondo, proviene principalmente dalla Scozia ed è prodotto esclusivamente dall'orzo usando alambicchi a colonna. È conosciuto anche come “single”, se proviene da una distilleria e non è stato mischiato, durante il travaso, con whisky di altre case produttrici.

Irish Whiskey: sempre a base prevalente di orzo, è la versione di distillato di matrice irlandese.

Bourbon Whiskey: oggi prodotto principalmente in Kentucky, questa tipologia di whisky ha un'elevata percentuale di mais (da 51%), è distillato principalmente in alambicchi a colonna e deve invecchiare per almeno due anni in botti fresche di quercia bianca americana.

Post Still Whiskey: viene dall'Irlanda questo distillato che può contenere orzo non trasformato in malto, ma, a differenza del tipico whisky irlandese, viene prodotto solo in alambicchi tradizionali.

Tennessee Whiskey: lega il suo nome alla terra in cui viene prodotto questo Bourbon che, commercializzato con una categoria a sé stante, si differenzia dal gemello del Kentucky perché richiede un ulteriore filtraggio con carbone attivo prima dell'invecchiamento.

Grain Whisky: non prodotto da orzo trasformato in malto, ma da altri tipi di cereali – frumento in primis – questo whisky viene distillato prevalentemente in alambicchi a colonna e ha un tempo di invecchiamento più breve.

Rye: nato negli USA è ancora oggi una delle componenti più importante del canadese blended whisky (distillati nati dalla miscela di più prodotti). Si produce dalla segale (51%).

Corn: costituito al 100% di mais e prodotto negli USA, questo whisky viene utilizzato prevalentemente per i blend.

Bourbon, Irish, Scotch, Rye, Pot Still, Corn, Grain: ad ognuno il proprio Whisky. Per celebrare “l'acqua della vita”, il bar del Turin Palace Hotel dedica al distillato una Carta ad hoc. Per celebrarlo – o per approcciarvisi per la prima volta – cosa meglio di un percorso di degustazione composto da cinque proposte?

I bartender del Turin Palace Hotel non hanno dubbi sulla “verticale:” Angel Envy” (Bourbon), “Kilgarny” (Irish), “Aberfeldy 16” (Scotch), “Lochlea our barley” (Scotch) e “Kilchoman” (Scotch torbato). “Se a rendere unico il Kilgarny, oltre alla sua tripla distillazione, è la storicità perché realizzato dalla distilleria che per prima ottenne la possibilità di produrre, a caratterizzare invece l'Aberfeldy 16 è il 100% orzo maltato impiegato, che lo rende particolarmente morbido. Il Lochlea our barley, etichetta di una casa “giovane”, attiva dal 2018, si connota invece per la lavorazione che richiede il passaggio in 3 botti, mentre il Kilchoman, che proponiamo in tre versioni, fa del diverso grado di torbatura il suo plus”, spiegano i bartender del Turin Palace Hotel Nassa El Houcine e Gabriel Orbeanu. Perché l'esperienza sia piena, anche la scelta del giusto bicchiere non è certo secondaria. “Anche in questo caso è necessaria una distinzione: se, infatti, lo Scotch vede nel bicchiere a tulipano il suo naturale partner, il bourbon, invece, richiede un tumbler”.

 

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Turin Palace Hotel

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Redazione

Grafico pubblicitario dal 1991, cuoco per passione, innamorato del mangiare e del bere bene da sempre.

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