La raccolta dello zafferano a Senin avviene, come da tradizione, nelle prime due settimane di ottobre, quando il ore emerge dal bulbo e va colto con tempismo rigoroso. In campo si lavora esclusivamente a mano: si preleva l’intero ore, lo si porta in laboratorio e, sempre manualmente, si effettua la separazione dei pistilli, che vengono quindi essiccati per preservarne profumi e principi attivi. La produzione annua è di circa 100 grammi, una quantità volutamente limitata e interamente destinata alla realizzazione di Ebo Lebo Gran Riserva: un impegno che fa di ogni lotto un esercizio di artigianalità e coerenza territoriale.
Terminata l’essiccazione, lo zafferano attende il momento chiave del processo: l’infusione di circa un mese. Avviene successivamente al “taglio” – l’equilibratura di alcol e acqua – con la miscela di estratti delle altre erbe che compongono la ricetta dell’amaro. È un passaggio lento, pensato per favorire un’estrazione ne e progressiva delle componenti aromatiche: non solo il caratteristico timbro dello zafferano ( oreale secco, note di eno e miele, una speziatura nitida), ma anche la sua trama cromatica che regala alla Gran Riserva una luminosità ambrato-dorata.
«Coltivare lo za erano e trasformarlo nel nostro amaro signi ca tenere un lo diretto tra campo e bottiglia: ogni ore raccolto racconta una stagione, ogni pistillo parla del nostro microclima – spiegano in azienda -. La decisione di destinare tutto lo za erano a Ebo Lebo Gran Riserva è una scelta di identità: preferiamo pochi pezzi, ma con una rma agricola riconoscibile».
Con il nuovo raccolto appena in cantina, Ebo Lebo Gran Riserva conferma la sua natura di amaro agricolo: una formula in cui la rarità della materia prima non è un vezzo, ma la base di un gusto autentico, riconoscibile e radicato. Una promessa di coerenza che si rinnoverà in ogni bicchiere, a partire da questa vendemmia di zafferano.


