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I nuovi volti Triple “A” di Velier

Le Triple “A” sono state la prima realtà distributiva al mondo a scommettere sui cosiddetti “vini naturali”. Dal 2003 i concetti di “Agricoltori, Artigiani, Artisti” sono i requisiti necessari affinché un vignaiolo possa produrre un grande vino. Velier può vantare una selezione pionieristica per i tempi, guidata da un decalogo che delinea precise regole produttive da rispettare per essere annoverati nelle Triple “A”, tra cui un approccio agricolo di tipo biologico, fermentazioni spontanee operate da lieviti indigeni, la completa esclusione di additivi (fatta eccezione per l’anidride solforosa) e coadiuvanti nonché di tecniche di cantina invasive.
fonte ufficio stampa
Photo credits: fonte ufficio stampa

A vent’anni dalla fondazione, le Triple “A” contano all’interno del loro catalogo più di cento produttori e radunano alcune delle realtà più qualitative e rappresentative dei terroir d’appartenenza. Non solo gli amici di una vita, presenti nel catalogo Velier dall’inizio, ma anche nuovi compagni di avventura. Benvenuti i produttori appena entrati a far parte della famiglia Triple “A”, pronti a farvi conoscere i loro vini.

Ecco le cantine new entry presentate presso lo show room milanese di Velier. Non poteva mancare l’assaggio dei vini, versatili e imprevedibili, proposti dalle aziende vitivinicole di recente acquisizione, all’insegna dell’eccellenza.

Slovenia, Stiria

Keltis

Anno di fondazione 1989 – Ettari coltivati: 5 – Bottiglie prodotte: 20.000

Vitigni: Muscat, Chardonnay, Rumeni Plavec,, Welchriesling, Zametovka, Kraljevina, Blue Franconian, Merlot, Cabernet Sauvignon

Siamo in Slovenia, all’estremo est di Lubiana e vicinissimi al confine con la Croazia – a meno di 50 km dalla capitale Zagabria – in quella parte meridionale del Paese corrispondente alla Bassa Stiria, una delle province storiche slovene (…anche se è molto più nota internazionalmente la Steiermark austriaca). In Slovenia, data anche la sua recente annessione all’UE, forse, è forse ancora possibile imbattersi, in vere fattorie, realtà agricole contadine policolturali e zootecniche come Keltis è sempre stata. Keltis si trova nel piccolo villaggio di Bizeljsko e la storia narra che nel 1776 la famiglia Kelhar tagliò 17 grandi querce che crescevano sulla loro proprietà per costruirvi una cantina che divenne l’emblema della fattoria; e ancora oggi una delle più grandi della Bassa Stiria. Alla fine degli anni ‘80 Ivan ed Elisabeta Kelhar lasciano la conduzione dell’azienda al figlio Marijan e a sua moglie Ana che decidono di puntare sulla viticoltura e sul vino creando l’etichetta Keltis. Il 1989 è il primo anno di imbottigliamento.

Oggi la superficie totale è di circa 22 ettari composti da 10 ettari della fattoria che includono le vigne (5 ha), pascoli per le 5 vacche e frutteti (albicocche e soprattutto antiche varietà di mele da cui si fa anche un sidro artigianale); e 12 ettari di boschi da cui si ricava il legno per le botti di invecchiamento usate in cantina. Dal 2009 l’azienda è certificata biologica e conduce i vigneti con pratiche biodinamiche dal 2019 (con certificazione Demeter dal 2022). Si coltivano 10 varietà diverse per la produzione in maggioranza di vini bianchi e spumanti (i Mario Natur e Mufi dalle uve Muscat, Chardonnay, Rumeni Plavec, Pinot Noir); e un 15% di vini rossi da uve Merlot e Cabernet in prevalenza anche se la cuvée Zan Red, che rappresenta il rosso base di Keltis, è ottenuto unicamente da vitigni locali dai nomi bellissimi di: Zametovka, Kraljevina, Blue Franconian, Welchriesling.

Miha Kelhar / Bizeljsko Mario Rosé – Annata 2021

Vitigni: Pinot Nero, Chardonnay

Vinificazione e affinamento: Fermentazione spontanea in barili di rovere, affinamento negli stessi contenitori per sei mesi. Rifermentazione e ulteriore affinamento per 18 mesi in bottiglia.

Bottiglie prodotte: 4.000

Il Mario Rosé è in vino spumante rosato fresco e profumato. Fiori freschi, piccoli frutti rossi e mela fanno da preludio a una bollicina fine e persistente che scorre agevolmente in bocca, senza mai stancare la beva, anzi richiamandola grazie a un finale goloso e secchissimo.

Italia, Emilia Romagna

Azienda Agricola Perseveranza – Matteo Verri

Anno di fondazione: 2018 – Ettari coltivati: 4 – Bottiglie prodotte: 4.500

Vitigni coltivati: Montuni, Trebbiano di Spagna, Trebbiano Modenese, Trebbiano Romagnolo, Lambrusco Grasparossa, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino, Lambrusco Fioranese, Lambrusco Oliva, Ancellotta, Fortana, Barbera

Perseveranza è una giovane azienda vitivinicola situata in Emilia Romagna, a pochi passi da Modena. Alla guida del progetto troviamo Matteo Verri che dopo una lunga esperienza lavorativa nell’autofficina di famiglia decide di impegnarsi in una nuova avventura che lo riavvicini ai ritmi lenti della natura e al lavoro con la terra.

Il progetto nasce con l’impianto di una piccola vigna di 800 metri quadrati nell’inverno tra il 2017 e il 2018, seguito da un percorso di sperimentazione e crescita grazie all’acquisto delle uve da vecchi vignaioli che hanno mantenuto un approccio sostenibile nella cura dei vigneti. Tra queste collaborazioni spicca la vigna nel centro di Sorbara, capitale del Lambrusco, un vigneto con un secolo di storia che mostra ancora la tipica architettura Bellussi nell’impianto delle viti. Con il passare del tempo si aggiungono ai terreni gestiti da Perseveranza tre porzioni di vigna affittate, vecchie vigne da genetiche antiche, piantate rispettivamente nel ’73, nel ’60 e negli anni 40.

Ma sarà il 2023 l’anno in cui l’azienda prende definitivamente forma e struttura con l’acquisto di due vigneti di proprietà: suddivisi in un ettaro di vigna di Salamino e Sorbara e un ettaro e mezzo a pignoletto.

Tra le varietà coltivate ritroviamo i vitigni tipici della zona e della tradizione: Lambrusco di Sorbara, Lambrusco salamino, Pignoletto, Trebbiano modenese, Trebbiano di Spagna, Montuni, Trebbiano romagnolo e Lambrusco Grasparossa; coltivate e vinificate con un approccio rispettoso in campo e in cantina. I vini non subiscono procedimenti chimici né fisici, non vengono filtrati e non sono aggiunti solfiti, per garantire nel calice un’espressione rispettosa della vigna e dell’annata.

Sulle tracce del Lambrusco dell’Emilia Centenario di Perseveranza: dove savoir-faire umano e patrimonio vegetale si incontrano. Nell’immaginario comune, con la complicità di cantine sociali, rese elevatissime e avvento dell’autoclave, il Lambrusco ha assunto i connotati del rosso frizzante scuro e intenso, ma di poca sostanza, del vino da prezzo con l’anima selvatica e la bolla grossolana. Per questo il primo incontro con il Lambrusco di Sorbara è una di quelle bevute che faticano a passare inosservate. È proprio il colore a essere il primo discriminante, dove l’intensità colorante più tipica di varietà come il Grasparossa lascia il posto a un rosa fluo figlio di una sola notte di macerazione. Ma è in bocca che il Lambrusco di Sorbara dà libero sfogo alla sua vera anima, mettendo in mostra la sua acidità talmente tagliente e affilata da portarlo completamente al di là di ciò che siamo abituati a identificare sotto il grande cappello del Lambrusco.

È il caso del Lambrusco dell’Emilia Centenario di Perseveranza, la neonata azienda agricola di Matteo Verri:

Lambrusco dell’Emilia Centenario – Annata 2022

Vitigno: Lambrusco di Sorbara

Vinificazione e affinamento: Pigiatura, fermentazione spontanea e macerazione sulle bucce per 1 giorno in vasche di acciaio inox. Affinamento negli stessi contenitori per 5 mesi, aggiunta di mosto congelato e rifermentazione in bottiglia.

Bottiglie prodotte: 1.060

Il Lambrusco dell’Emilia Centenario di Perseveranza è un vino rosato frizzante ottenuto da piante antiche di Sorbara, varietà che restituisce i lambruschi più energici, agili e affilati. Fiori freschi e piccoli frutti rossi fanno da contorno a una bollicina dalla beva disarmante, capace di unire la semplicità dei lambruschi più dissetanti alla profondità dei vini da vigne vecchie

Grecia, Isola di Tinos

Domaine de Kalathas – Jérôme Binda / Tinos

Nell’isola più orientale delle Cicladi, sferzata dal vento e dal sale, nasce la storia del Domaine de Kalathas.

Anno di fondazione: 2011 – Ettari coltivati: 10 – Bottiglie prodotte: 10.000 – Certficazioni: DYO

Vitigni coltivati: Aïdani Bianco, Asyrtiko, Aspro Potamisi, Rozaki, Aïdani rosso, Koumariano, Mandilaria, Mavro Potamisi, Mavrotragano

Domaine de Kalathas è la cantina di Jérôme Binda, situata sull’isola di Tinos, all’interno dell’arcipelago delle Cicladi in Grecia. In questa cornice di colline granitiche, macchia mediterranea e mare, nasce dodici anni fa il progetto di Jérôme, dove oggi esercita la professione di vigneron, dopo aver abbandonato la città e la Francia.

Il Domaine conta dieci ettari suddivisi tra vigneti, alberi da frutto e piante autoctone come querce, capperi e lentisco. I terreni sono esposti a nord-est e coltivati secondo i principi dell’agroforestazione e della permacultura per promuovere la policoltura, tradizionalmente praticata come fonte di sussistenza sull’isola. All’interno di questo progetto è di grande rilievo l’attenzione verso gli antichi vitigni autoctoni, sull’isola coltivati ancora a piede franco grazie all’altissimo contenuto di sabbia all’interno dei suoli. Tra le varietà cicladiche si annoverano Aspro Potamisi, Mavro Potamisi, Koumariano, Mandilaria, Rozaki, Aïdani rosso e bianco, Asyrtiko, Mavrotragano, Vidiano di Creta. Infine di grande suggestione sono le famose viti “striscianti” tipiche dell’isola allevate senza sostegni e capaci di sostentarsi unicamente grazie al pascolo delle pecore in autunno.

Jérôme, insieme al figlio Gabriel, vinifica con attenzione e rispetto del territorio dando vita a vini accumunati da salinità e sapidità accentuate che ben raccontano il paesaggio che li circonda. Vini mediterranei e freschi capaci di rappresentare l’unicum dell’Isola di Tinos.

La Foi – Annata 2022

Vitigni: Asyrtico, Aspro Aïdani

Vinificazione e affinamento: Co-fermentazione delle uve in vasche di acciaio inox, senza filtrazioni o chirifiche. Affinamento per 10 mesi sulle fecce fini negli stessi contenitori.

Il La Foi del Domaine de Kalathas è un vino bianco solare e di grande freschezza. Agile e dritto, ma comunque consistente e materico, al sorso rivela un’acidità affilata, quasi citrica, accompagnata da tratti più sapidi che ricordano la foglia di capperi. Solare e che rivela un’acidità affilata

Francia, Jura

Caveau de Val de l’Amour

Sylvain Jacquot / Cramans

Anno di fondazione: 2016 – Ettari coltivati: 2 . Vitigni coltivati: Chardonnay, Savagnin, Pinot Noir, Poulsard, Trousseau

Caveau de Val de l’Amour è un piccolo gioiello incastonato a Cramans, in Jura, poco più a nord di Arbois.

Sylvain Jacquot è l’anima del domaine, dove gestisce in autonomia e senza aiuto né in vigna né in cantina due ettari di vigneti: una serie di parcelle eterogenee situate tutte in un raggio di 20 km da casa che coprono le denominazioni di Côte du Jura e Arbois. Sylvain, dopo oltre 35 anni passati a vinificare privatamente le vigne di famiglia ereditate dal padre, decide di fare il grande passo e abbandonare il lavoro nel legname che ha svolto per 25 anni: nasce così nel 2016 Caveau de Val de l’Amour.

Attraverso sacrifici e duro lavoro, inizialmente lavorando a doppi turni, riesce ad acquistare alcuni vecchi vigneti, abbandonati perché inadatti alla meccanizzazione, fino ad arrivare alla struttura di oggi.

Le vigne, con un’età media di cinquanta anni comprendono i vitigni tipici jurassiani, chardonnay, savagnin, pinot nero e trousseau, vinificati in profondo rispetto per la natura e per il territorio nella piccola cantina di casa sia in stile sous voil sia pas ouillé. A queste referenze si aggiunge uno chardonnay fortificato in stile Macvin, tipico della regione.

Côtes du Jura Chardonnay Bianco – Annata 2021-2022

Vitigni: Chardonnay e Savagnin

Vecchie vigne – Bottiglie prodotte: 1.500

Vinificazione e affinamento: Fermentazione spontanea e affinamento sulle fecce fini in fusti di rovere usati per 12 mesi.

Uno Chardonnay affascinante, con note di frutta tropicale e sentori di nocciola. Fresco e bilanciato, delicato e salino con una piacevole acidità. Considerata l’eleganza soffusa del naso e la bellezza gustativa, così vitale e tesa. Un vino incredibile, ricco e complesso, perfetto per accompagnare un piatto gourmet e raffinato.

Croazia, Dalmazia

Vinas Mora – Kreso Petrekovic e Niko Dukan / Jadrtovac (Primošten)

Vinas Mora è la bellissima storia dell’incontro tra Niko e Kreso, due grandi conoscitori del mondo del vino, che durante il primo lockdown hanno trovato rifugio a Primosten, tra Spalato e Sibernik. Essi hanno voluto catturare il loro magnifico territorio in questi vini naturali dagli storici vigneti in pietra assolati di Babić e altre varietà locali a Primošten, nel sud della Croazia, pieni di carattere, fluidità e salinità, per riportare la Croazia ad essere una meta ambita anche per viaggi enoici.

Anno di fondazione: 2020 – Bottiglie prodotte 65.000

Vinas Mora, una giovane realtà che nasce a Primošten, villaggio di pescatori e sito Unesco, sulla costa dalmata, è il frutto di un progetto a quattro mani volto alla salvaguardia e alla promozione del vitigno Babić.

“Vinas Mora”, in croato, è un gioco di parole che significa “vini dal mare” per la vicinanza dei vigneti all’Adriatico.

Il progetto enologico nasce nel 2020 quando il sommelier croato Kreso Petrerovic realizza che il mercato turistico sta cancellando la viticoltura della zona in cui è cresciuto. Kreso, professionista del vino e importatore per il mercato americano, decide quindi di impegnarsi per la promozione e la tutela del terroir unico delle colline di Primošten, insieme all’amico Niko Dukan da sempre attivo nel mondo della promozione del vino, fondano Vinas Mora.

Le viti di Babić crescono aggrappate alla roccia dal livello del mare fino alle montagne vicine, in un territorio aspro e, a prima vista inospitale. Il suolo è una roccia viva estremamente dura e compatta con un sottile strato d’argilla rossa superficiale. La componente argillosa presente all’interno del terreno, permette di immagazzinare abbastanza acqua per sostentare le viti nelle calde e lunghe estati contraddistinte da un’assenza di precipitazioni da maggio a ottobre. E’ in questo speciale ecosistema secco e sferzato da forti venti, che i contadini della zona hanno modellato con fatica il terreno per secoli, dando vita ad un paesaggio mozzafiato caratterizzato da una moltitudine di piccolissimi clos, contenenti da due a sei piante, suddivisi tra di loro da muretti in pietra.

Proprio per l’architettura degli impianti e l’impossibilità di utilizzare mezzi agricoli, tutti i lavori in vigna, dalla coltivazione al raccolto, sono incredibilmente faticosi e rigorosamente svolti a mano. Attraverso Vinas Mora, Niko e Kreso hanno avuto la lungimiranza di unificare oltre sessanta anziani, proprietari di vigne, che conoscono personalmente e con i quali conducono le micro vigne effettuando con loro molte operazioni agricole. In questo progetto di sinergia si tutela e si valorizza il patrimonio rurale della zona sostenendosi a vicenda, vietando l’abbandono dei terreni. I vini Vinas Mora raccontano questo sconosciuto Babić (che regala dei vini di intensità e profondità, già paragonabili alle grandi etichette del vino. Ma quello che sorprende è il loro potenziale di invecchiamento), .ma anche altre varietà locali croate a bacca rossa, come Primošten, Piavina e Lasin e a bacca bianca come Debit e Marastina, tutti contraddistinti per l’amore per questa terra scalfita dal sole e dal vento.

Croatia red wine “Kaamen i” Vinas Mora – Annata 2021

Vitigno: Babić 100%

Ottenuto da vigneti di diverse località sulle colline di Primošten, fino a 300m di attitudine. Tutte le uve provengono da vigneti ad alberello. Significa nessuna lavorazione, spruzzatura una volta all’anno, lavoro solo a mano.

Fermentazione in botti aperte da 1000L, 4 giorni a contatto con le bucce, un solo travaso, 1/4 in rovere vecchio.

Note sensoriali: Al naso frutti rossi, macchia mediterranea. Bocca piacevole e elegante, con buona struttura.

Italia, Toscana

Ser’Enzo

Leonardo Seragnoli

Anno di fondazione: 2020 – Ettari coltivatI: 15

Vitigni coltivati Trebbiano Toscano, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Carménère, Sangiovese

Ser’Enzo si trova nel cuore della Toscana, nel comune di Montalcino a Lucignano d’Asso, un territorio posto a metà tra le crete senesi e il territorio della val d’Orcia, situato alle pendici del Monte Amiata, dove paesaggi forestali si alternano ad appezzamenti coltivati a cereali. L’azienda, frutto del progetto di Leonardo Seragnoli, è di tipo misto: la coltivazione delle uve trova posto tra i terreni seminativi, in cui vengono coltivati cereali antichi e leguminose, e gli oliveti. I vigneti, circa 15 ettari che presentano diverse esposizioni e terreni, sono stati impiantati tra 1994 e 2021 con un allevamento a guyot. Suoli franco sabbiosi ben strutturati conferiscono forza e longevità ai vini di Ser’Enzo. Terreni tipici dell’areale, suoli abbastanza pesanti, su cui vengono eseguite attente e precise lavorazioni per conferire il giusto apporto di luce e acqua, riducendo al minimo il compattamento. La gestione del vigneto tiene conto della risposta vegetativa della pianta, con una mappatura puntuale, secondo la quale vengono mirati gli apporti di ammendanti organici, le potature e le lavorazioni.

SA Ser’Enzo – Annata 2021

Vitigno: Sangiovese

Vinificazione e affinamento: Fermentazione di parte della massa in acciaio, parte in tonneaux e parte in cemento. Affinamento in botti di legno grande e terracotta e assemblaggio prima dell’imbottigliamento.

Bottiglie prodotte: 2.100

Il SA di Ser’Enzo è un vino rosso corposo, di forza e carattere. Intenso e profumato, si muove in bocca con grinta tra piccoli frutti neri e fiori freschi, rivelando nervo e freschezza del sangiovese, il lato calorico e morbido della terra da cui proviene e un finale lungo e profondo, frutto di una lavorazione volta a esaltare le naturali caratteristiche del frutto.

Francia, Linguadoca-Rossiglione

Domaine Bruno Duchêne

Bruno Duchêne – Anno di fondazione: 2002 – Ettari coltivati: 4 Bottiglie prodotte: 12.000

Vitigni coltivati: Grenache Blanc, Grenache Gris, Grenache Noir, Carignan, Mourvedre, Tempranillo, Fer Servadou, Syrah

Il Domaine Bruno Duchêne nasce nel 2002 a Banyuls, quando Bruno abbandona la Loira e il suo lavoro da rivenditore di funghi selvatici per ricollocarsi nella Côte Vermeille del Roussillon e dare inizio alla sua nuova avventura come vignaiolo. Il vigneto aziendale è composto da 4 ettari, suddivisi in piccole parcelle, posizionate su ripidi pendii ad un’altezza di 300 slm dove macchinari e trattori non riescono ad accedere e il lavoro in campo è strettamente manuale. Il clima mite della regione diventa un prezioso alleato nelle pratiche agricole pulite, infatti i trattamenti (limitati a rame e zolfo) sono ridotti al minimo e impiegati solo se strettamente necessario. Tra i vitigni coltivati dal Domaine troviamo all’interno delle diverse parcelle troviamo Grenache Noir, Blanc e Gris, Carignan, Mourvedre, Tempranillo, Fer Servadou e Syrah. I vini che nascono dalle sue uve sono vini solari, in cui il frutto diventa suadente e goloso ma senza perdere mai raffinatezza e freschezza. Come in vigna anche in cantina il lavoro è sensibile e rispettoso, garantendo vini capaci di esprimere il magico territorio di Banyuls e la diversità tra le annate.

Banyuls Rimage Le Puit de Laurie – Annata: 2022

Vitigno: Grenache Noir

Vinificazione e affinamento: Diraspapigiatura, macerazione sulle bucce e fermentazione spontanea. Fortificazione con alcol etilico e affinamento “non ossidativo” in anfora.

Bottiglie prodotte: 980

Il Banyuls Rimage Le Puit de Laurie di Bruno Duchêne è un vino rosso fortificato, generoso e caldo. Un Banyuls non ossidativo perfettamente bilanciato, setoso, e dalla lunghezza eccezionale. Al calice ampio e intenso dove prevalgono ora la frutta secca, ora quella sotto spirito, poi il cioccolato e le spezie dolci. Una carezza da fine pasto, un vino seducente.

Perché scegliere Triple “A”

Soltanto chi coltiva direttamente il vigneto può instaurare un rapporto corretto tra uomo e vite, ed ottenere un’uva sana e matura, esclusivamente con interventi agronomici naturali.

 

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Mariella Belloni

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Redazione

Co-founder Fooday.it, dal 1996 creo e gestisco progetti editoriali online.
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