La festività, di origine biblica, commemora il periodo in cui gli Israeliti vissero nel deserto dopo l’esodo dall’Egitto, alloggiando in capanne temporanee. È anche una festa agricola, legata alla stagione del raccolto, e invita a riflettere sul valore della protezione, della provvidenza e della gratitudine. Durante i sette giorni di Sukkòt è usanza costruire una sukkà, una capanna coperta con rami, simbolo dell’abitazione precaria degli antichi. In essa si consumano i pasti, si ricevono ospiti e, ove possibile, si trascorrono momenti della giornata. L’ospitalità è infatti uno degli elementi centrali della festa: ogni sukkà è tradizionalmente aperta ad amici, parenti e a chiunque desideri condividere un pasto o una riflessione.Come in molte ricorrenze ebraiche, la componente gastronomica gioca un ruolo rilevante anche durante Sukkòt. I piatti variano secondo le tradizioni familiari e regionali, ma si prediligono pietanze a base di ingredienti stagionali e frutti della terra. In Israele, e nelle comunità ebraiche di tutto il mondo, si preparano cibi che celebrano l’abbondanza, la semplicità e la convivialità. Tra le preparazioni che possono essere apprezzate in questo periodo si trova l’insalata di melograno ed erbe fresche, particolarmente indicata durante Sukkòt per il suo legame con la stagione e con i frutti simbolici della terra d’Israele.
Insalata di melograno ed erbe fresche (per 4 persone)
Ingredienti:
1 melograno grande (solo i chicchi),
1 mazzetto di prezzemolo fresco,
1 mazzetto di menta fresca,
½ cipolla rossa affettata finemente,
succo di 1 limone,
3 cucchiai di olio extravergine di oliva,
sale e pepe q.b.
Facoltativi:
1 cetriolo a cubetti,
2 cucchiai di bulgur o couscous fine.
Preparazione: lavare e tritare le erbe fresche. Raccogliere i chicchi del melograno e unirli in una ciotola con la cipolla, le erbe tritate e, se desiderato, il cetriolo e il bulgur. Condire con succo di limone, olio, sale e pepe. Mescolare bene e lasciar riposare qualche minuto prima di servire. L’insalata viene servita fredda, come antipasto o contorno leggero nei pasti festivi.
Un altro piatto di grande tradizione, preparato in particolare nella comunità ashkenazita, è quello dei kreplach, piccoli ravioli ripieni di carne o altri ingredienti, che si servono sia bolliti in brodo che fritti, e che vengono mangiati durante Hoshana Rabbà, l’ultimo giorno di Sukkòt. Oltre al gusto, i kreplach hanno un forte significato simbolico: la pasta che avvolge il ripieno nascosto rappresenta l’idea che in certi momenti dell’anno – come Yom Kippur e Sukkòt – la misericordia e la protezione divina non si manifestano apertamente, ma operano in modo discreto e profondo. Questo concetto di “bene nascosto” si riflette nella struttura stessa del piatto.
Frutto del melograno.
Crediti https://www.flickr.com/photos/112174516@N08/22674430608/in/photostream/
Kreplach di carne in brodo (per circa 4 persone)
Per la pasta:
250 g di farina 00,
2 uova grandi,
1 pizzico di sale.
Per il ripieno:
200 g di carne di manzo cotta e tritata,
1 cipolla piccola soffritta,
1 uovo,
sale e pepe q.b.
Preparazione: impastare farina, uova e sale fino a ottenere una pasta liscia. Lasciar riposare 30 minuti. Nel frattempo, preparare il ripieno mescolando carne, cipolla, uovo e condimenti. Stendere la pasta sottile e tagliare in quadrati di circa 6–7 cm. Inserire al centro una piccola quantità di ripieno, chiudere a triangolo e sigillare bene i bordi.
Cottura:
- Bolliti: cuocere in acqua salata per circa 6–8 minuti. Si servono spesso in brodo caldo di pollo.
- Fritti: dopo la bollitura, possono essere dorati in olio per una versione più ricca.
Sukkòt è dunque una festa che intreccia memoria storica, gratitudine per la natura e attenzione alla dimensione comunitaria. Le sue tradizioni culinarie, variegate e simboliche, testimoniano la ricchezza culturale del popolo ebraico e invitano a riscoprire valori antichi attraverso gesti quotidiani come il cucinare e il condividere un pasto.


