Due provenienze diverse, due bagagli in spalla differenti, due giovani idee di pizza distinte, ma un’unica ambizione comune: quella di raccontarsi tramite la sacra arte che vibra loro tra le mani.
Simone De Gregorio e Ciro Tutino, pizzaioli rispettivamente delle due realtà, approfittando della stima e dell’affetto reciproco, hanno deciso di incontrarsi e confrontarsi al loro posto preferito, il banco, promettendo di far divertire e riflettere, con le loro creazioni, i presenti.
Chi sono Simone e Ciro?
Simone è uno scugnizzo, un sognatore, un resiliente, se non fosse che questa parola ultimamente è un po’ troppo abusata. Il figlio dei “panettieri” di Secondigliano, cresciuto con le mani in pasta, a soli 15 anni, ha cominciato a muovere i primi passi in una pizzeria di quartiere che lo ha accolto. Che avesse il sacro fuoco, era fatto, in breve tempo, noto a tutti, soprattutto a suo nonno, che prima di spegnersi, gli disse di aver ereditato le mani ed il cuore del suo bisnonno. Nella sua tecnica artigianale, il connubio tra la scuola napoletana e quella casertana, due rette incidenti che racchiudono lo spirito e il culto per la pizza.
Ciro, invece, è nipote di Ciro, figlio di Michele e fratello di Antonio e rappresenta la quinta generazione di una famiglia storica di pizzaioli napoletani. La sua storia, parte da lontano, da quando, cioè, Giuseppe Tutino (nonno di Ciro e Giuseppe), padre di Michele sposò Nunzia, appartenente alla famiglia dei pizzaioli Marigliano, che faceva la pizza “ogge a otto”. Dopo anni di esperienza trascorsi a Firenze, Ciro ha cominciato a concepire l’idea di un locale moderno, ma ancorato profondamente alla tradizione napoletana.
La serata, che avrà luogo nelle sale del premiato locale casertano, prevede un menù giocato a quattro mani che p mette a confronto, più che due giovani professionisti, due giovani idee di pizza con tutto il fascino e il mistero che le contraddistingue.



