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Alla scoperta del mondo della “vite franca di piede”: la tecnica ormai rara della viticoltura, degustando i vini provenienti da vigne centenarie

Questa esperienza di degustazione a firma le “Triple A”, protocollo mondiale che stabilisce regole precise per la produzione di vini naturali, si è svolta nell’elegante showroom milanese di Velier, una delle realtà più grandi e rilevanti nell’ambito dell’importazione e della distribuzione di distillati, liquori e vini. La storica azienda familiare genovese venne fondata nel 1947 da Casimiro Chaix che, ai tempi, lavorava all’interno del Consolato Francese di Genova.
by Sergio Ronchi
Photo credits: by Sergio Ronchi

Per Vite a piede franco, o Vite franca di piede, si intende un una vite con radici proprie, non derivante da una barbatella.

Risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando la fillossera, un insetto “nemico della vite”, attaccò e distrusse buona parte (circa l’80%) delle varietà europee, in provenienza dall’America del nord tramite piante contaminate trasportate via nave. Il parassita aggredisce l’apparato radicale della vite europea (Vitis vinifera), mentre quelle americane (Vitis labrusca) ne sono immuni. Per questo motivo, al fine di scongiurare la totale distruzione del patrimonio viticolo europeo, si trovò nella creazione di barbatelle innestate su piede americano, la soluzione al problema. La fillossera venne inizialmente registrata in Francia a seguito dell’importazione di barbatelle di varietà americane come: isabella, catawba o uva fragola, che avrebbero dovuto contrastare le infezioni di oidio. Pochi furono i vigneti risparmiati dal flagello. Gli unici che si salvarono furono quelli piantati su terreni sabbiosi, nei quali il parassita non riesce a riprodursi, oppure a quote elevate, oltre i 1000 metri sl.m.

Sintetizzando si può affermare che i vigneti franchi di piede possono resistere nelle aree desertiche, soprattutto sabbiose, o nelle zone con inverni aventi minime assai basse e con molta neve che fa da coibentante. Le viti franche di piede sono piuttosto rare sia in Italia che nel resto d’Europa. Infatti, le viti europee innestate su radici, dette anche “portainnesti“, americane rappresenta la quasi totalità dei vigneti del vecchio continente.

Un tema speciale caratterizzato da una selezione di etichette espressione di diverse cantine e territori:

Germania – Regione Mosella

WEINGUT IMMICH-BATTERIEBERG

L’azienda Weingut Immich-Batterieberg, che si trova nel villaggio di Enkirch nella Mittelmosel, vanta origini antichissime, difatti il primo documento che ne attesta l’esistenza risale addirittura al 908 Dopo Cristo. Nel 1945 la famiglia Immich acquista la parcella e inizia a produrre i suoi vini. A partire dal 2009 è il regisseur Gernot Kollmann a riscattare la produzione con un cambio di rotta verso una viticoltura naturale. Oggi in particolar modo il cru Enkircher Batterieberg è divenuto famoso, in quanto qui si trovano viti ultracentenarie a piede franco su terreni scistosi pendenti.

I quattro vigneti che Immich lavora su terreni decisamente ripidi, sono composti principalmente da ardesia ricca di quarziti e da ferro. I vini che ne scaturiscono sono di grande beva e mineralità, prodotti di un terroir in tutti i sensi unico. La cantina, costruita da rocce e quarzite, si erge sui ripidi terreni e al suo interno i vini vengono lavorati con fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e fatti riposare in barrique vecchie a seconda dell’annata.

Di questa magnifica cantina si ricordano il “Riesling Kabinett C.A.I.”, il “Riesling Trocken Enkircher Batterieberg” e il “Riesling Ellergrub”, tutti vini che portano con sé molta storia e passione.

Anno di fondazione: 2009

Ettari vitati: 17 di cui 14,6 di proprietà

Vitigni principali: Riesling

Bottiglie prodotte: 80.000

RIESLING ENKIRCHER BATTERIEBERG BIANCO Vecchie vigne

Annata: 2022

Vitigno: Riesling

Suolo: Argilloso scistoso grigio

Estensione del vigneto: 1 ha

Tipo d’impianto: A palo singolo

Densità ceppi per ha: 10.000

Età media del vigneto: 100 anni

Produzione media per ha: 22 hl

Vinificazione e affinamento: Macerazione per 12-18 ore con grappoli interi, pressatura leggera, defecamento del mosto per circa 3 ore in vasche di acciaio. Fermentazione spontanea in barrique usate (8 a 12 anni) senza nessun travaso e affinamento negli stessi contenitori sulle fecce fini per circa 10-11 mesi.

Bottiglie prodotte: 2.600

Il Riesling Enkircher Batterieberg di Weingut Immich-Batterieberg è un vino bianco sapido e suadente. Tagliente e vivido, in bocca sa essere perfettamente bilanciato, minerale ed infinitamente elegante per un finale lunghissimo.

Turchia, Cappadocia

GELVERI MANUFACTUR

Udo Hirsch / Guzelyurt Askaray

Gelveri Manufactur si trova a Guzelyurt, nell’Anatolia centrale, dove Udo Hirsch & Hacer Özkaya fondano la cantina nel 2008, dopo aver restaurato una vecchia serra per produrre vino per autoconsumo. Si tratta di un vero e proprio patrimonio nascosto in un piccolo villaggio situato su un altopiano a 1500 metri, ai piedi del Vulcano Hasan Dag. In realtà, più che di vigne come le intendiamo noi in Europa, qui si parla di frutteti e giardini privati di piccoli agricoltori, dove diverse varietà di uve autoctone coltivate ad alberello di 200/300 anni su piede franco, convivono insieme ad alberi da frutto; quella che da noi una volta veniva chiamata “agricoltura promiscua”. Per Udo, infatti, I vini naturali di prima classe possono provenire solo da vigneti di elevata biodiversità.

Oggi la vendemmia viene svolta rigorosamente a mano e la vinificazione avviene in anfore fuori terra (Kup in turco) alcune delle quali che risalgono a 2000 anni fa di origine romana, armena, ottomana e bizantina e di differenti capacità: da 300 sino a 2000 litri. È fondamentale precisare che le anfore in Turchia vengono utilizzate fuori terra, a differenza dei vicini cugini georgiani.

Nella produzione non aggiungono niente al loro vino e non lo manipolano in alcun modo, in modo da riuscire a regalare un liquido che sia la più pura e autentica espressione del luogo in cui vivono, dell’annata e del loro saper fare. I nomi dei vini prodotti sono quelli delle varietà locali: Kalecik Karasi, Keten Gömlek, Hasan Dede, Koku üzüm, Kizil üzüm. Si ottengono così vini che, provenienti da uve rare, vengono macerati e invecchiati fino a due anni.

Anno di fondazione: 2008

Ettari coltivati: 3

Vitigni coltivati: Keten Gömlek, Koku Üzüm, Kizil Üzüm, Tas Üzüm,

Bottiglie prodotte: 6000 -7000

KETEN GÖMLEK BIANCO

Annata: 2022

Vinificazione e affinamento: Tradizionale dell’Anatolia con pigiadiraspatura e utilizzo parziale dei raspi Viene raccolto a mano, per essere poi fatta fermentare spontaneamente nelle Kups (anfore turche fuori terra) per una durata di sei mesi a grappolo intero.

Fermentazione spontanea e macerazione con bucce, vinaccioli e raspi per sei mesi nelle Kups (anfore turche). Svinatura a primavera e affinamento variabile a seconda dell’annata negli stessi contenitori.

Bottiglie prodotte: 1.200

Il Keten Gomlek di Gelveri Manufactur è un vino bianco macerato proveniente dalla regione della Cappadocia, fermentando le uve della omonima varietà autoctona. Viene raccolto a mano, per essere poi fatta fermentare spontaneamente nelle Kups (anfore turche fuori terra) per una durata di sei mesi a grappolo intero.

Bianco macerato proveniente dalla regione della Cappadocia, fermentando le uve della omonima varietà autoctona. Trascorreranno altri cinque mesi di affinamento sempre in anfora prima di essere imbottigliato. Profumi di albicocca e spezie, sentori vegetali, il tutto con una grandiosa secchezza, una viva acidità e un tannino ben presente.

Profumi di albicocca e spezie. Intenso e viscerale. Corposo e intimo, rivela pian piano tratti vegetali e fumé, il tutto con una grandiosa secchezza, una viva acidità e un tannino ben presente. Dal finale quasi infinito. Quando cercate un bianco che vi sappia leggere dentro e che rimanga in bocca per diversi minuti, il Keten Gomlek fa al caso vostro. Un’esplosione di originalità, che potrà accompagnare piatti della stessa personalità, come un bel pesce grasso selvaggio, da provare perché non lo dimenticherete mai più.

In anteprima un vino della Bolivia

Bolivia

JARDIN OCULTO

Jardin Oculto è stato fondato da Maria José Granier nel 2019, ma la sua storia inizia molto tempo prima. Maria proviene infatti da una famiglia da sempre coinvolta nel vino: all’inizio del ‘900 suo bisnonno Julio Ortiz Linares e suo nonno Luis Granier furono i pionieri della vitivinicoltura nella Valle del Cinti alla guida della cantina San Pedro.
Nel 1982 Luis Granier si trasferisce a Tarija e fonda la cantina Casa Real che produce vini e il distillato Singani ottenuto dal vino Moscatel de Alexandria, di cui ancora oggi ne è l’azienda produttrice più importante, leader della Bolivia. Maria è così cresciuta ascoltando i racconti dei suoi avi sulle vigne, la vita e la storia del Cinti ma sino al 2014 non li vide con i propri occhi.

Il cuore di Jardin Oculto sono piccoli vigneti di viti antichissime – molte superano anche i 200 anni – maritate agli alberi che sono sopravvissute alla fillossera e altre malattie e che hanno prosperato grazie alle cure tramandate oralmente di generazione in generazione dai vecchi contadini locali che ne sono ancora proprietari e che lavorano in totale sinergia con Maria José e il suo staff. San Roque, Lumen, Molle Pampa e Los Membrillos sono i nomi che li identificano: siamo a 2.300 mt di altitudine ai lati del Rio Grande dove l’aria secca, l’irradiazione solare, l’assenza, praticamente, di malattie e le esondazioni ricorrenti del fiume giocano un ruolo essenziale nella coltivazione della vite e nell’ottenimento di uve sane ed equilibrate. Le viti sono quindi libere di crescere sugli alberi raggiungendo anche i 4 metri di altezza senza una forma di allevamento prestabilita.

Attorno agli alberi razzolano galline e brucano pecore e tutto l’insieme è in realtà molto più simile a un giardino che non a una vigna, la cui bellezza e unicità si svela al visitatore man mano che ci si addentra. Questi luoghi nascosti (quasi segreti) ancora esistenti sulle montagne hanno segnato la memoria di Maria José che scelse questa parola per il suo progetto sul vino nel Cinti. Le uve vengono trasportate
di notte a Tarija (1900 mt circa sl.m.), che dista 4-5 ore di strada, superando una montagna di oltre 3000 mt giungendo naturalmente fresche (4-5°C). Acciaio in vinificazione
e affinamento, fermentazioni spontanee, uso di una parte
di grappolo intero e solo una piccola aggiunta di solforosa dopo il termine della fermentazione sono le poche regole seguite in cantina.

Anno di fondazione: 2019 (1° vendemmia a Marzo 2019)

Ettari vitati: 4ha a San Roque più altri 4 ha in varie parcelle-giardino nella Valle del Cinti, provincia di Chuquisaca

Vitigni principali: Negra Criolla (listan prieto in Spagna, tinto pais in Cile) e Vi- schoquena in rosso; Moscatel de Alexandria in bianco

Bottiglie prodotte: 5-8.000 bts

NEGRA CRIOLLA SAN ROQUE

Annata 2021

Il vigneto di San Roque – che conta le viti più vecchie in assoluto – si trova di fronte a quello di Molle Pampa, sull’altra riva del fiume. E’ il primo “giardino” acquistato da Maria José e suo marito Helios che lo lavora personalmente e che si estende per circa 6 ha di cui 4 in produzione con viti a maggioranza di moscatel di Alexandria, quindi negra criolla e poca vischoquena.

Il miglior tinto della Bolivia. Dal colore caratteristico della nera creola, tannino più delicato rispetto a Los Membrillos, profuma di cotogne con note speziate di cannella, zenzero e chiodi di garofano e predominano gradevoli sentori fruttati di ribes rosso.

Bottiglie prodotte: 984

Spagna

ENVINATE

Envinate sono 4 teste e 8 mani, quelle di Laura Ramos, Roberto Santana, Alfonso Torrente e José Martinez. Ma sono anche 3 progetti distinti che nascono in altrettanti, incredibili e onirici, archeo-siti viticoli spagnoli dall’eccezionale fascino e suggestione: l’isola di Tenerife nelle Isole Canarie; la sottoregione Amandi della Ribeira Sacra in Galizia e l’areale di Almansa-Manchuela nell’estremo sud est della Castilla-Leon. Ognuno di questi dà origine a vini per forza diversi, fortemente caratteriali e a dir poco singolari, dai marcati tratti distintivi che solo la Natura potrebbe così perfettamente dipingere. Le istantanee di queste vigne sono infatti quadri da godersi in prolungata visione, sono immagini di vita immobile, manufatti di autori primitivi, scarni e densi allo stesso tempo come lo sono, a caduta, i vini che incarnano il luogo proiettandolo al di là di quello che rappresenta.

Contemplazione stupefatta. Precisa composizione di pendenze vertiginose, vie ferrate, canyon, faraglioni, deserto, vulcani, rocce fessurate, terre sospese e antichissimi sistemi di allevamento (o di libertà?) che sembrano danzare strisciando e flirtando con la terra e il cielo scomparendo poi nel sottosuolo. Questo e molto altro ritroverete in questi vini. E non esageriamo! Vini unici, di grande personalità dove il liquido è sublimazione del luogo, condensato di emozioni allarmanti. I quattro amici si incontrarono all’Università di Alicante, diventati enologi – senza dubbio plasmati dalla bellezza delle terre che lavorano – sono ora uno straordinario ensemble che lavora in sinergia con le popolazioni contadine e le culture locali e che vi proponiamo in queste poche pagine. Va da sé, anche se sembra ovvio ribadirlo, che i vini sono tutti con: no chemicals, only wlid yeasts e little (or no) sulphur!

Anno di fondazione: 2005

Vitigni principali: antichi vitigni autoctoni tipici delle diverse aree vinicole di Isole Canarie, Galizia e Castilla-La Mancha

LA SANTA DE URSULA ROSSO

Annata 2021

Tre parcelle – una a 350 mt e le altre due a 650 mt – della zona di La Corujera nella valle della Orotava coltivate con le varietà negramoll (48%), listan negro (50%) e listan blanco (2%) su roccia madre di basalto rosso compongono questo vino rosso.

Fermentazioni separate in mastelli aperti o cemento con parte a grappolo intero e parte senza raspi a seconda delle parcelle. Affinamento sulle fecce fini in barrique vecchie da 228 l per 8 mesi senza travasi.

Vino tinto serioso, aromatico con note di spezie, minerali affumicati e frutti scuri e caratterizzato da una parte più graffiante e decisa, leggermente tannica, donata dall’uva intera.

Tra le 5000 e 8000 bottiglie prodotte.

Italia, Toscana

BUONDONNO

Gabriele Buondonno / Castellina in Chianti

Ci troviamo a Castellina in Chianti nella frazione La Piazza, al confine con la provincia di Firenze. Nel 1988 Gabriele Buondonno e Valeria Sodano, napoletani di sangue, trovano un po’ per gioco un po’ per vocazione, un vecchio podere dove poter iniziare a fare gli agricoltori. Da allora dedicano anima e corpo ad una produzione il più naturale e semplice possibile, con il minor dispendio energetico possibile, senza rinunciare alla massima qualità dei prodotti.

Sin dall’inizio optano per un’agricoltura biologica, si possono dire pionieri, tant’è che rientrano tra i primi 20 produttori biologici della regione, certificati nell’1989. Oggi lavorano più di 12 ettari, su un terreno a 450 metri di dislivello, decisamente vocato alla produzione, con vigne esposte su tutti i versanti della collina, su terreni argillo-calcarei resi drenanti dal solido scheletro pietroso.

Grandi vasche di cemento e di acciaio permettono una fermentazione naturale attivata dai lieviti autoctoni dei diversi vitigni coltivati. Sono infatti molte le varietà coltivate, per curiosità e sperimentazioni, che portano la coppia di coniugi ad ottenere differenti vini: ma il vitigno maggiormente rappresentato è naturalmente il Sangiovese che si ritrova in purezza nel Chianti Classico, nella Riserva di Chianti Classico e nel Rosso Toscano, principali prodotti aziendali sia per quantità che per tipicità. A questi si affiancano anche vitigni come il Trebbiano, Syrah e Cabernet Franc Toscani.

Anno di fondazione: 1989

Ettari coltivati: 11

Vitigni coltivati: Trebbiano toscano, Cabernet Franc, Canaiolo, Merlot, Sangiovese, Syrah

Bottiglie prodotte: 50.000

LEMME LEMME ROSSO Vecchie Vigne

Annata: 2019-2022

Vitigni: Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Malvasia Nera
Suolo: Argilloso calcareo con abbondante presenza di scheletro

Estensione del vigneto: 0,4 ha di seminativo con olivi, viti

Tipo d’impianto: Guyot e Cordone speronato
Densità ceppi per ha: 750 ca

Età media del vigneto: 75 anni

Vinificazione e affinamento: Macerazione a grappolo intero con ripetuti rimontaggi e follature per un mese e fermentazione spontanea in tini di ceramica da 400 l. Affinamento negli stessi contenitori per 12 mesi.

Bottiglie prodotte: 1.000

Il Lèmme lèmme di Buondonno è un vino rosso potente ed elegante. Fruttato, minerale e con un pizzico di cannella, in bocca si muove agilmente, liscio come il velluto, nonostante la struttura importante, che lascerà sul palato il suo segno per lungo tempo. Quando la sera prima avete messo in ammollo i borlotti per il piatto più comfort al mondo: la pasta e fagioli. Il vino perfetto da mettergli accanto sarà il Lemme Lemme… e la vostra serata si trasformerà in una coccola unica e gustosa.

Italia, Sicilia

CALABRETTA

Massimiliano Calabretta / Randazzo

“Il futuro è riscoprire il passato con uno sguardo alla modernità”

L’azienda vinicola Calabretta si rinnova sotto l’impulso di Massimiliano, aiutato dal padre Massimo, nel 1997, preceduti da una lunga tradizione tra le vigne. Da quattro generazioni coltivano la terra seguendo le usanze plurisecolari dell’imponente Etna. L’azienda sorge sul versante settentrionale del vulcano, più precisamente nel comune di Randazzo.

Sui dodici ettari e mezzo di terreni vitati, Massimiliano ha recuperato le vecchie vigne, i muretti a secco, impiantato nuovi e vecchi vitigni, preferibilmente a piede franco. Gli impianti sono ad alberello siti su terrazze a gradoni sorrette da muri a secco, sui quali si effettuano trattamenti assolutamente “al naturale”: solo limitate dosi di zolfo e rame praticando il sovescio, la potatura manuale e la raccolta a mano. Il terreno lavico, la forte escursione termica tra giorno e notte e la perfetta soleggiatura diurna, portano ad una perfetta maturazione delle uve verso metà ottobre.

La cantina, ispirata al passato e disposta su più livelli, ospita locali sotterranei colmi di botti di rovere, necessarie per lunghe maturazioni secondo i tempi del vino. Come in vigna, i procedimenti in cantina sono del tutto naturali: fermentazioni, precipitazioni e chiarifiche spontanee. Grazie a questa cura i vini ottenuti risvegliano olfatto e gusto, facendo rivivere profumi e sapori che appartengono ad una memoria ormai quasi scomparsa di questo luogo sacro. Oltre ai bellissimi bianchi Minnella e Carricante, si ricordano il Nerello Mascalese Vigne Vecchie e il Piede Franco, nato dalla voglia di Massimiliano di impiantare nuove viti senza piede americano, in uno dei pochissimi territori che lo consentono.

Anno di fondazione: 1900

Ettari coltivati: 12,5

Vitigni coltivati: Carricante, Minnella, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Pinot Nero

Bottiglie prodotte: 40.000

PIEDE FRANCO ROSSO

Annata: 2022

Vitigno: Nerello Mascalese

Suolo: Sabbioso vulcanico, molto sassoso

Estensione del vigneto: 0,3 ha

Tipo d’impianto: Spalliera
Densità ceppi per ha: 6.250

Età media del vigneto: 15 anni

Vinificazione e affinamento: Diraspapigiatura, fermentazione spontanea e macerazione sulle bucce per 5 giorni in vasche di acciaio inox con frequenti rimontaggi e follature. Affinamento in barrique usate per 10 mesi.

Bottiglie prodotte: 720

Il Piede Franco di Calabretta è un vino rosso esplosivo e maestoso. Ampio, complesso e tannico, porta con sé un velo austero e profondo che lo rende incredibilmente unico e affascinante. La chiusura è persistente, con una piacevole freschezza sapida e minerale che aiuta la beva.

Il Piede Franco è un vino che chiama cibo, ma non uno qualsiasi, ci vuole un compagno di tavola alla sua altezza. Il piccione sarà l’accoppiata perfetta, che renderà la cena una vera e propria esperienza gastronomica.

Argentina Patagonia

BODEGA CHACRA

Bodega Chacra è il progetto visionario di Piero Incisa della Rocchetta che ha preso vita nel 2004 nel terroir di Mainqué, nella regione del Rio Negro in Patagonia. L’intento di Piero è stato quello di trascrivere nei vini la più pura e libera espressione del clima, del microclima e del territorio di questi luoghi, per questo fin dal principio ha deciso di scommettere su una conduzione agronomica rispettosa dell’ambiente che segue i precetti dell’agricoltura biologica e biodinamica.

“Chacra” in Patagonia ha un duplice significato: da un lato è un pezzo di terra solitamente destinato alla pomologia, dall’altro i chacra sono centri energetici del nostro corpo in connessione con l’intero universo attraverso vita e vibrazioni. Il vino come compagno dei pasti, bevanda del piacere e della sensibilità, ci aiuta a migliorare queste connessioni nell’intimità del gesto dell’introiezione, A maggior ragione la volontà di Piero è di restituire nel calice è la più trasparente espressione del frutto e del luogo.

Bodega Chacra conta circa 40 ettari di vecchie vigne a piede franco piantate per la maggior parte a chardonnay e pinot noir. Alla conduzione biodinamica si aggiunge una preservazione della biodiversità animale e vegetale, grazie ad attività come l’apicoltura. Il rispetto della natura si riflette anche nel lavoro di cantina: il vino infatti per Piero non è altro che il risultato di migliaia di minuscole decisioni prese giorno dopo giorno in campo. Le fermentazioni sono totalmente spontanee e son bandite filtrazioni e chiarifiche in favore d decantazioni naturali, garantendo così nella bottiglia la stessa purezza e la matericità originaria del frutto.

Anno di fondazione: 2004

Ettari vitati: 40 ha

Vitigni coltivati: Chardonnay, Malbec, PinotNoir

Bottiglie prodotte: 150.000

CHACRA 32 ROSSO Vecchie vigne

Annata: 2021

Vitigno: Pinot Nero

Suolo: Limoso sabbioso

Estensione del vigneto: 1,65 ha

Tipo d’impianto: Doppio Guyot

Densità ceppi per ha: 4.500

Età media del vigneto: 86 anni

Produzione media per ha: 35 hl

Vinificazione e affinamento: Fermentazione spontanea in vasche di cemento da 38 hl con tra il 50 e il 100% delle uve a grappolo intero e macerazione sulle bucce per 15-20 giorni. Affinamento per 19 mesi per il 45% del vino in vasche di cemento e per il 55% in barrique di rovere di 2° e 3° passaggio.

Bottiglie prodotte: 9888

Il Chacra 32 di Bodega Chacra è un vino rosso ottenuto dalle piante più vecchie della tenuta. Carezzevole e affascinante, un vino levigato di grande profondità, eleganza e seduzione. La quinta essenza del pinot noir. Quando dovete festeggiare un grande successo, un anniversario o un compleanno speciale, concedetevi una cena sofisticata. Non è necessario essere grandi chef, basta una materia prima di altissima qualità non difficile da preparare come una tagliata e ovviamente un grande vino, come il Chacra 32.

La differenza sensoriale fra i vini delle viti franche di piede ed i vini delle viti innestate sui portinnesti americani: con la vite a piede franco maritata (la vite è come “sposata” all’albero a cui s’avvinghia) la qualità organolettica dell’uva cambia tantissimo, il vino che se ne ricava necessita di più tempo per esprimersi ma ha una “vibrazione” inconfondibile.

Quello che emerge dall’assaggio dei vini di 7 aziende è una chiara impronta territoriale, con vini caratterizzati da sapidità e struttura corposa ed elegante, maggiormente messa in evidenza da affinamenti medio-lunghi in acciaio e in bottiglia, senza intervento del legno. Hanno una personalità immediata, dritta e vibrante, dai profumi di fiori, agrumi ed erbe aromatiche e dal gusto molto fresco, agile e pulito.

E’ un’esperienza degustativa che suggerisco perché vale la pena di viverla.

 

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Mariella Belloni

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Redazione

Co-founder Fooday.it, dal 1996 creo e gestisco progetti editoriali online.
cecchi@puntoweb.net

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