Buttiamo via troppi alimenti. E questo accade anche perché non sappiamo che, in alcuni casi, si possono mangiare oltre la data di scadenza scritta in etichetta. E ignoriamo altresì che esistono cibi che, invece, non scadono.
In Italia si gettano ogni anno in media oltre 27 chili di cibo all’anno per abitante a livello domestico, circa 4kg nella vendita al dettaglio. Questo si traduce in perdite economiche nei bilanci dei cittadini pari a quasi 6,5 miliardi di euro, come ha attestato il dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna e da Last Minute Market. Secondo una ricerca di Altroconsumo del 2020, una larga parte degli sprechi deriva da una cattiva comprensione nella lettura delle etichette sui cibi. Il 63% degli italiani fraintende la differenza tra le diciture “da consumare entro” e “da consumarsi preferibilmente entro” sui prodotti alimentari.
La data di scadenza è un’invenzione recente. Inizialmente serviva ai supermercati per capire quando la merce era ferma da troppo tempo; poi ci si è accorti che la gente comperava solo i prodotti più recenti e l’industria ha iniziato a usarla per far aumentare i consumi (si butta la roba scaduta e se ne compera altra). Infine è intervenuto lo Stato per tutelare i consumatori ma anche (o soprattutto) i produttori.
Recentemente è stata però approvata una legge contro gli sprechi alimentari in cui, dice la relatrice in parlamento Gadda: “Abbiamo voluto ribadire che i prodotti con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” possono essere usati anche dopo la scadenza, sottolineando la differenza appunto fra termine minimo di conservazione e data di scadenza”.
Cosa succede agli alimenti scaduti?
Il più delle volte niente. Però buttiamo via per questo motivo tra il 30 e il 50% della spesa alimentare lungo tutta la filiera distributiva. Una cosa è buttare la frutta e la verdura marcia, un’altra un pacco di pasta o di riso. Non è un caso che da questi prodotti secchi sia stato tolto dall’UE l’obbligo di scrivere “da consumarsi preferibilmente entro”. La data di scadenza può essere un’indicazione della qualità del cibo, non della sua sicurezza.
Dobbiamo affidarci di nuovo al nostro buonsenso ed ai nostri “buoni sensi” per valutare se un alimento è ancora mangiabile, senza chiedere sempre di essere protetti da qualcun altro perché abbiamo paura dei microbi. Le intossicazioni da alimenti scaduti in casa sono pressoché inesistenti: è al ristorante che si rischia di più. Molti cibi sono naturalmente pieni di microbi (salami, formaggi, birra, pane, yoghurt): quando finiscono quelli buoni o accettabili ed iniziano quelli cattivi? Non certo alla scadenza.
La salmonella ed altre infezioni si rischiano con uova infette dall’allevamento, non perché scadute, o con la carne cruda: è un problema di qualità, di origine, quindi, non di conservazione. Il cibo scaduto nel freezer, ad esempio, forse è meno buono ma certo non è tossico. L’aceto o l’olio non scadono, e se l’olio irrancidisce lo sentiamo e lo possiamo buttare.
La fobia del cibo scaduto ha però dei costi diretti (spesa) ed indiretti (impatto ambientale, mutamenti climatici, squilibri sociali) piuttosto importanti. Vale la pena di considerarli. I microbi che trasformano i cibi in qualcosa di tossico sono rarissimi. Prima lo rendono immangiabile, e noi ci siamo attrezzati per millenni e millenni per capirlo e difenderci.
NORMATIVA CHE REGOLA GLI INTEGRATORI ALIMENTARI
Il commercio degli integratori alimentari è regolamentato sia a livello europeo (con la Direttiva 2002/46/CE) sia a livello nazionale (con il D. Lgs 21 maggio 2004 n.169). La legge europea e quella italiana definiscono gli integratori alimentari come segue:
“Prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate.”
In tal senso le regole per la conservazione ed il consumo degli integratori ricadono nel campo dei prodotti alimentari. Ne consegue che:
- – tutti gli integratori, che siano in compresse, polvere o liquidi, hanno una scadenza più o meno lunga
- – il produttore deve riportare sulla confezione la data di scadenza oppure il termine minimo di conservazione (TMC).
MA QUAL È LA DIFFERENZA? È IMPORTANTE CAPIRLO
La data di scadenza viene riportata sulla confezione con la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data. In questo caso il produttore sta indicando al consumatore che, dopo quella data, il prodotto non deve più essere consumato perché può avere conseguenze negative per la salute o perché può subire un significativo e subitaneo deterioramento. Quindi consumo vietato dopo la data di scadenza.
Per indicare il TMC invece si utilizza la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita da una data, stampata sulla confezione del prodotto. In questo caso il produttore indica che dopo quella data non si garantisce più la perfetta integrità del prodotto. La differenzia è sostanziale in quanto in questo secondo caso non ci sono reali rischi per la salute nel caso il prodotto venga consumato “a fine vita”.
Semplicemente potrebbe aver perso qualcuna delle sue peculiarità organolettiche ovvero avere un’efficacia ridotta. E’ quindi sconsigliato ma possibile l’utilizzo dopo tale data senza nessun rischio per la salute.
Gli integratori alimentari ricadono nella gran maggioranza dei casi in questa seconda fattispecie in quanto prodotti in polvere, in compresse o comunque estratti secchi, con conservazione a temperatura ambiente (diverso il caso in cui dovessero essere conservati a temperatura controllata).
FATTORI CHE INFLUISCONO SULLA CONSERVAZIONE DEGLI INTEGRATORI
In base alla composizione o al confezionamento, gli integratori alimentari hanno una stabilità abbastanza variabile. Vari parametri intrinseci al prodotto dovrebbero favorire un rispetto più scrupoloso delle date stabilite dal produttore:
- • la combinazione di principi attivi: questi non sempre evolvono in modo uniforme nel tempo o possono deteriorarsi più rapidamente in sinergia;
- • la presenza di eccipienti;
- • la forma galenica, che presenta una maggiore vulnerabilità per gli integratori liquidi (1-2);
- • le caratteristiche del contenitore e la sua ermeticità agli agenti esterni: trasparenza del flacone, tenuta del sistema di chiusura, ecc.
BIBLIOGRAFIA
1. Hiatt AN, Taylor LS, Mauer LJ. Influence of simultaneous variations in temperature and relative humidity on chemical stability of two vitamin C forms and implications for shelf life models. J Agric Food Chem. 2010 Mar 24;58(6):3532-40. doi: 10.1021/jf903342f. PMID: 20163110.
2. Temova Rakuša Ž, Pišlar M, Kristl A, Roškar R. Comprehensive Stability Study of Vitamin D3 in Aqueous Solutions and Liquid Commercial Products. Pharmaceutics. 2021 Apr 25;13(5):617. doi: 10.3390/pharmaceutics13050617. PMID: 33922975; PMCID: PMC8147103.
3. Hiatt AN, Ferruzzi MG, Taylor LS, Mauer LJ. Impact of deliquescence on the chemical stability of vitamins B1, B6, and C in powder blends. J Agric Food Chem. 2008 Aug 13;56(15):6471-9. doi: 10.1021/jf800709f. Epub 2008 Jul 2. PMID: 18593179.
4. Govender M, Choonara YE, Kumar P, du Toit LC, van Vuuren S, Pillay V. A review of the advancements in probiotic delivery: Conventional vs. non-conventional formulations for intestinal flora supplementation. AAPS PharmSciTech. 2014;15(1):29-43. doi:10.1208/s12249-013-0027-1
5. Oh C, Keats EC, Bhutta ZA. Vitamin and Mineral Supplementation During Pregnancy on Maternal, Birth, Child Health and Development Outcomes in Low- and Middle-Income Countries: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients. 2020;12(2):491. Published 2020 Feb 14. doi:10.3390/nu12020491
6. Greenberg JA, Bell SJ, Guan Y, Yu YH. Folic Acid supplementation and pregnancy: more than just neural tube defect prevention. Rev Obstet Gynecol. 2011;4(2):52-59.



